Wed Oct 19 08:05:52 CEST 2016
"Il desiderio che ama il lutto", Sarantis Thanopulos. Quodlibet Studio. 2016, pp. 96. Psychora
Il libro è una monografia sulla natura del desiderio. L'argomento non è usualmente trattato dagli analisti, a parte coloro che si richiamano a Lacan. In realtà Lacan, che ha scritto belle pagine sull'alienazione, ha distorto il significato del desiderio e del godimento. Freud, dal canto suo, ha sovrapposto desiderio e bisogno. Sono due dimensioni opposte (seppure non inconciliabili). La soddisfazione del bisogno si ottiene con la cessazione di una tensione, il piacere che procura è un sollievo. Implica il ritorno a uno stato precedente, lavora nel senso di stabilità e si oppone alla trasformazione. Il desiderio insegue la persistenza piacevole di una tensione, comporta una destabilizzazione e sfocia in una trasformazione della struttura psicocorporea. Nel loro lavoro gli analisti si imbattono sempre su questa questione: lavorano per favorire il senso di stabilità e di sicurezza nella vita dei loro analizzandi o per aiutarli a vivere le destabilizzazioni/trasformazioni e trarne soddisfazione, godimento? Un interrogativo che riguarda la vita di tutti, che nell'esperienza analitica diventa discriminante (definendo la sua differenza dalle terapie adattative): un senso di stabilità vero nasce dall'immobilità dell'adeguamento alle condizioni oggettive della nostra esistenza o dalla capacità di vivere le trasformazioni? Si può pensare alla differenza tra bere un bicchiere di vino per dissetarsi o per gustarlo. O alla differenza tra fare l'amore per scaricare una tensione sessuale o per sostare nella sensualità persistente e profonda di due corpi che si amano. Winnicott ha collegato le due cose (collegando, di fatto, il rapporto bocca-seno e pene-vagina) in modo memorabile. Nel libro il desiderio (l'incontro della pulsione con la differenza) è collegato con l'estroversione della soggettività (l'incessante fuoriuscire da sé, secondo la definizione di Aldo Masullo), con il gesto, la seduzione e la sublimazione. Diversamente da come pensava Lacan, è il gesto che ci umanizza e non la parola. Senza il gesto che la precede la parola è alienazione pura. Collegato al senso di mutilazione (la perdita dell'altro come parte di sé, la perdita della madre vissuta dal bambino come parte della propria esistenza soggettiva) il gesto è apertura all'altro nel punto in cui la sua mancanza spinge il soggetto fuori dal suo centro di gravità, lo rende per sempre eccentrico a se stesso. Esposizione, invocazione dell'altro, attrazione patita e spinta irriducibile di impossessamento, il desiderio/gesto origina come movimento che ha direzione, ma non, ancora, una configurazione definita. Dimensione perennemente insatura del significato, è indissociabile dalla differenza (tra il soggetto e l'oggetto desiderato) che lo fa nascere e lo mantiene vivo. Legato alla differenza e quindi alla perdita (le cose si perdono perché non sono un nostro clone) il desiderio ha bisogno del lutto per poter persistere e fiorire. Il desiderio ama il lutto, perché è attraverso il lutto che ritrova il suo oggetto perduto – riconoscibile nella sua identità, ma anche trasformato.
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